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Scenario e contesto di riferimento

L’incertezza che grava sulla ripresa economica mondiale, in particolare nell’area euro, si è riflessa sull’andamento del settore energetico con l’evidente rallentamento della domanda di petrolio, gas e di prodotti petroliferi nel corso del 2011.

In generale, se da un lato gli operatori energetici condividono l’aspettativa che l’attuale fase di rallentamento dell’economia mondiale riduca il tasso di crescita della domanda di energia nel medio periodo, dall’altro non è immediata la quantificazione di tale riduzione. Allo stesso tempo, le incertezze sulla crescita dei consumi potranno indurre gli operatori ad applicare criteri di maggiore selettività negli investimenti in capacità produttiva.

Ulteriore incertezza deriva dalla considerazione che nel più lungo termine potranno gradualmente affermarsi politiche energetiche e di efficienza capaci di avere un impatto sul mix delle fonti energetiche primarie.

Tuttavia, riteniamo che tali politiche – in assenza di breakthrough tecnologici significativi – non possano ridurre in maniera rilevante il ruolo delle fonti fossili nel soddisfacimento del fabbisogno energetico globale.

Nel contesto più ampio dello sviluppo sostenibile a livello globale, avrà un ruolo primario l’accesso all’energia per tutti. Secondo il rapporto “Resilient People, Resilient Planet: A Future Worth Choosing”, presentato dall’High-level Panel on Global Sustainability dell’ONU il 30 gennaio 2012 ad Addis Abeba, 1,3 miliardi di persone non dispongono di elettricità e 2,7 miliardi di persone ancora impiegano biomasse e altri combustibili tradizionali per cucinare. Nel lungo periodo, assicurare l’accesso universale all’energia sarà una sfida possibile, ma richiederà ingenti investimenti e un forte coinvolgimento delle istituzioni internazionali.

Un altro fenomeno in atto è il progressivo spostamento dell’asse dei consumi verso i Paesi emergenti e in via di sviluppo. In termini di domanda di energia mondiale i Paesi non-OCSE già rappresentano oltre metà della domanda primaria di energia; ben presto il sorpasso interesserà anche i consumi petroliferi. In particolare, il maggior driver della crescita della domanda di petrolio nei Paesi emergenti sarà rappresentato dall’avvio del processo di motorizzazione di massa.

Incertezze sono presenti anche dal lato dell’offerta di petrolio. I Paesi OPEC continueranno ad avere un ruolo dominante nello sviluppo di nuova capacità produttiva. Si stima che, nel lungo termine, circa il 50% dell’offerta incrementale di petrolio sarà prodotto in Iraq e Arabia Saudita. Tuttavia, nel breve/medio periodo, il quadro è reso incerto dalle tensioni geopolitiche in corso e quindi dalla capacità dei Paesi di mettere in produzione i volumi necessari, sostenendo fin da subito gli investimenti. Il programma nucleare iraniano e l’evoluzione dello scenario geopolitico a seguito della “primavera araba” in Nord Africa e Medio Oriente (da cui già proviene rispettivamente il 36% e il 20% delle produzioni mondiali di petrolio e di gas naturale) potrebbero avere un impatto sugli investimenti per un ulteriore sviluppo di capacità produttiva. In tale contesto, anche le prospettive riguardanti lo sviluppo della capacità non-OPEC appaiono ostacolate da un lato dal declino dei giacimenti in produzione (soprattutto nel Mare del Nord e Golfo del Messico), dall’altro dagli elevati costi di investimento connessi alla concentrazione di nuove opportunità in aree “difficili” (per es. artico e deep offshore).

Attualmente, la capacità di produzione di petrolio mondiale declina ad un tasso stimato tra il 3 e il 4%, per effetto della maturità di molti bacini minerari. Complessivamente, l’industria petrolifera deve rimpiazzare ogni anno nuova capacità ad una media di oltre 3 milioni di barili/giorno di petrolio (una quantità superiore alla produzione degli Emirati Arabi Uniti). A questi volumi andranno aggiunti quelli necessari per soddisfare la crescita dei consumi. Per ottenere questo crescente contributo produttivo sarà necessario proseguire nella ricerca di nuovi bacini minerari, anche in aree “difficili” e di frontiera, e nel miglioramento delle tecniche di produzione.

Un contributo all’aumento dell’offerta deriverà dall’utilizzo di tecniche di recupero assistito secondario e terziario (Improved Oil Recovery ed Enhanced Oil Recovery) che potrebbe incrementare la percentuale di petrolio recuperabile da ciascun giacimento. In tale contesto, la chiave tecnologica rappresenterà una delle principali leve per rispondere in maniera efficace alle sfide sopra delineate e, allo stesso tempo, sarà fonte di vantaggio per le compagnie energetiche internazionali che si trovano a operare in contesti sempre più competitivi. Detenere tecnologie di avanguardia potrà rappresentare un elemento distintivo su cui le Major potranno puntare nell’accedere a nuove riserve, anche in collaborazione con i Paesi produttori.

L’unconventional oil e il deep offshore rappresentano un’altra importante porzione della capacità potenziale non OPEC. Recentemente sono emersi temi nuovi come il tight oil – in parte a seguito del grande successo registrato dal gas non convenzionale americano – grazie all’applicazione su larga scala di tecnologie più avanzate e ai prezzi elevati del greggio. Tuttavia, sono ancora numerosi i vincoli che limitano lo sfruttamento del tight oil: disponibilità di mezzi, necessità di ingenti investimenti, necessità di limitare l’impatto ambientale a fronte dell’intensità delle perforazioni che lo sviluppo di queste risorse richiede.

Altrettanto incerte sono le prospettive di sviluppo dei consumi di gas naturale nei Paesi sviluppati, mentre relativamente più certa è la crescita dei consumi di gas in Paesi emergenti e di nuova industrializzazione, anche per le caratteristiche di ampia disponibilità, flessibilità d’impiego, minore impatto ambientale e maggiore economicità di questa fonte rispetto a quelle utilizzate tradizionalmente. Tutte queste caratteristiche fanno del gas naturale la materia prima “ponte” verso un futuro energetico decarbonizzato: il contributo del gas sarà indispensabile per delineare un percorso che combini un più ampio accesso all’energia con minori emissioni di CO2, almeno fino a quando le energie rinnovabili non avrannora ggiunto una maturità tecnologica tale da poter assumere un ruolo maggiore nello scenario energetico mondiale.

In particolare, l’ampia disponibilità di gas a prezzi contenuti è testimoniata dal caso americano: la “rivoluzione unconventional americana” in pochi anni ha infatti ridisegnato gli equilibri del mercato nordamericano del gas. Gli Stati Uniti sono diventati un mercato autosufficiente grazie all’applicazione di tecnologie di perforazione orizzontale e fratturazione idraulica, rendendo disponibili per altri mercati di consumo volumi di GNL che avevano inizialmente traguardato il mercato USA. Il boom dell’unconventional ha sicuramente suscitato un nuovo forte interesse verso il gas, tale da spingere molti Paesi ad intraprendere attività esplorative mirate all’unconventional gas. Sebbene ad oggi sia ancora difficile quantificare il potenziale delle riserve unconventional su base mondiale, sicuramente le nuove scoperte potrebbero prolungare significativamente la vita residua di questa fonte energetica. L’attenzione crescente verso le fonti non convenzionali di idrocarburi si accompagna alla sempre più intensa preoccupazione verso gli impatti socio-ambientali che lo sfruttamento di tali risorse comporta. A tale riguardo, lo sviluppo della tecnologia sarà determinante per minimizzare l’impatto sull’ambiente delle attività di produzione, trasformazione e trasporto dell’energia.

Il progressivo aumento della complessità dei progetti di sviluppo (aree di frontiera e risorse non convenzionali) richiederà, oltre a rilevanti impegni finanziari, forti competenze tecnologiche. Per poter cogliere le nuove opportunità, sarà quindi cruciale la disponibilità di competenze tecniche e manageriali adeguate al contesto.

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